Il Patrono: San Nicolò

San Nicolò: Vescovo di Mira e difensore dell’ortodossia

Mappa della Turchia

Mappa della Turchia

Nato III secolo a  Pàtara di Licia (odierna Ickeh?),  morto 6 dicembre 343 a  Myra.

Le spoglie di san Nicola sono conservate a Bari e a Venezia. La maggior parte delle sue opere sono avvenute a Myra.

Ricorrenza 6 dicembre.

In occidente, San Nicola è patrono dei bambini,  dei marinai e, in generale, di chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli.

In oriente, è principalmente ricordato per la difesa contro l’eresia dell’Arianesimo.

San Nicola di Bari, conosciuto anche come Nicola di Mira o san Niccolò o Nicolò, fu vescovo nella seconda metà del IV secolo della città di Myra (antico nome di Demre, nella Licia in Asia minore, l’attuale Turchia).

Venerato come santo dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa, nel mondo è conosciuto prevalentemente con il nome di Santa Claus (o Klaus). È all’origine del personaggio di Babbo Natale.

Cenni biografici

Nacque a Pàtara di Licia, tra il 260 ed il 280, da Epifanio e Giovanna che erano cristiani e benestanti. Cresciuto secondo i dettami del Cristianesimo, perse prematuramente i genitori a causa della peste.

Nicola divenne erede di un ricco patrimonio e si servì dell’eredità per aiutare i bisognosi.

Si narra che un giorno venne a conoscenza di un ricco uomo decaduto che voleva avviare le sue tre figlie alla prostituzione, non potendole degnamente maritarle. Nicola allora, per tre notti, prese una buona quantità di denaro, lo avvolse in un panno, e lo gettò nella casa dell’uomo, che così poté onestamente sposare le figlie. In ricordo di questo fatto l’emblema del santo sono il bastone pastorale e tre sacchetti di monete (o anche tre palle d’oro).

In seguito, lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra dove venne ordinato sacerdote. Alla morte del Vescovo metropolita di Myra venne acclamato dal popolo come nuovo Vescovo. Imprigionato ed esiliato nel 305 da Diocleziano, fu poi liberato da Costantino nel 313 e riprese l’attività apostolica partecipando al Concilio di Nicea del 325, durante il quale venne condannato l’Arianesimo. Nicola si occupò anche del bene dei suoi concittadini, ottenne dei rifornimenti durante una carestia e la riduzione delle imposte dall’Imperatore.

Morì a Myra il 6 dicembre dell’anno 343.

Dove si trovano le vere reliquie

Le sue spoglie furono conservate fino al 1087 nella cattedrale di Myra. Quando Myra cadde in mano musulmana, Bari e Venezia– al tempo dirette rivali nell’Adriatico – entrarono in competizione per il trafugamento in Occidente delle spoglie. I Baresi ebbero la meglio anticiresizepando i Veneziani: il 9 maggio 1087 una spedizione di tre navi con 62 marinai si diresse a Myra dove si impadronì delle spoglie di Nicola.

Una volta tornati in città, là dove i buoi che trainavano il carico dalla barca si fermarono, fu posta la prima pietra della Basilica.

Nel 1089 le spoglie vennero definitivamente poste nella cripta della Basilica, alla presenza di Papa Urbano II che dichiarò festivi il 6 dicembre e il 9 maggio. Nacque in seguito la leggenda che Nicola stesso, quando era in vita, passando per Bari avrebbe dichiarato “In questa città riposeranno le mie spoglie.” Ancora oggi, i buoi sono ricordati fra le decorazioni della Basilica di San Nicola, nelle statue che li rappresentano ai lati del portale maggiore, mentre ai 62 marinai è dedicata una strada nella città vecchia.

I Veneziani, tuttavia, non si rassegnarono e nel 1099-1100 si recarono ugualmente a Myra, dove fu loro indicato il sepolcro vuoto dal quale i Baresi avevano trafugato le ossa.

Tuttavia qualcuno rammentò di aver visto celebrare le cerimonie più importanti, non sull’altar maggiore, ma in un ambiente secondario. Fu in tale ambiente che i veneziani si misero a scavare, rivenendo delle ulteriori reliquie del corpo di Nicola, che furono prese e traslate nell’abbazia di San Nicolò del Lido.

San Nicolò venne quindi proclamato protettore della flotta della Serenissima. A San Nicolò del Lido termina l’annuale rito dello “sposalizio” di Venezia col mare.

Le ricognizioni effettuati sulle reliquie custodite a Bari (1956) e a Venezia (1992), hanno appurato che i resti ossei appartengono allo stesso scheletro, che risulta pertanto diviso fra le due città.

Anche in base a quanto riportato dai documenti storici, si è dedotto che i Baresi, nella fretta di trafugare i resti, frantumarono lo scheletro, limitandosi a portare via i frammenti di maggior dimensione. I Veneziani pertanto, reperirono i frammenti più minuti, che erano stati opportunamente nascosti.

 

San Nicolò a Pietra Ligure

Tabernacolo gotico
Tabernacolo gotico

La prima notizia certa circa la devozione al culto di San Nicolò alla Pietra risulta da una vertenza tra il Vescovo Oberto di Albenga ed Enrico del Carretto, marchese di Savona datata 1 Agosto 1216. E’ quindi indiscusso che in tale data la vecchia Chiesa parrocchiale fosse già dedicata al Santo.

La più antica immagine del Santo, conservatasi integra sino ad oggi, è un bellissimo tabernacolo murale di fattura gotica risalente al XIV secolo in marmo bianco, che reca scolpite al centro, sopra la porticina, la figura di Gesù che risorge dal Sepolcro, a sinistra la Vergine con il bambino e a destra San Nicolò in abiti pontificali con il libro, le tre sfere ed il pastorale. Questo tabernacolo attualmente è murato nella Cappella del Santissimo Sacramento della Basilica, sulla parete a monte. Al suo interno, oggi si conservano gli Olii Santi.

S.Nicolò Barbagelata (particolare)
S.Nicolò Barbagelata (particolare)

Esiste poi l’icona su legno posta nel 1791 nel frontone absidale della nuova Basilica dipinta dal genovese Giovanni Barbagelata nel 1498.

Anche sulle due storiche campane del 1505 esistono dei medaglioni con le immagini di San Nicolò e della Vergine.

Dal 1525, i Pietresi celebrano la festa votiva del Santo per ricordare il miracolo della liberazione dalla peste avvenuto l’8 Luglio 1525.

pesteIn quell’anno, la popolazione pietrese fu decimata dalla peste. Gli abitanti superstiti allora chiusero le otto porte delle mura e misero le chiavi nelle mani di una antica icona in legno dipinta, quella appunto del Barbagelata, citata sopra. I Pietresi quindi abbandonarono il paese rifugiandosi a monte dell’abitato, ove costruirono delle baracche: ancor oggi la zona è conosciuta con il nome “baracchini.” Giunta la mattina dell’8 Luglio, il suono a festa delle campane dell’antica parrocchiale svegliò gli abitanti che furono stupiti, essendo il paese deserto. Tornati entro le mura apparve loro sulla torre un vecchio ammantato in abiti pontificali. Saliti nella cella campanaria videro sulla campana maggiore l’impronta di una mano che la tradizione vuole sia quella di San Nicolò. La Comunità all’unanimità decise di erigere una nuova Chiesa parrocchiale. Decise inoltre che la data dell’8 luglio doveva essere festeggiata per sempre, come ricorda una lapide affissa nella Chiesa Vecchia. Da allora la festa è sempre stata celebrata: ancor oggi suonano le due antiche originali campane del 1505, nel centro si svolge la fiera e sfila la solenne processione nella quale decine di Confraternite provenienti da tutta la Liguria, accompagnano la pesante arca del Santo circondato da angeli della fine del XVII secolo che si può ammirare nella cappella a destra dell’altar maggiore della Basilica.

Una documentazione più approfondita  circa la devozione e l’iconografia di san Nicolò a Pietra Ligure  si può scaricare qui.