La Chiesa Madre

La Storia

Mappa della prima Chiesa

Mappa della prima Chiesa (Consacrata nel 885)

Nel IX secolo l’antico borgo, che era stato costruito sulle fondamenta di un castro romano, presentava una grande piazza all’intersecare delle vie, tutte perpendicolari le une alle altre. Questa piazza era chiamata foro dagli antichi Romani e fu proprio in questo sito che i nostri antenati iniziarono la costruzione di una Chiesa ad una navata e con l’abside rivolta ad oriente, come era consuetudine in tutte le Chiese più antiche.

Nell’anno 885 questa prima Chiesa parrocchiale veniva consacrata dal Vescovo di Albenga, San Benedetto Revelli. Passano diversi secoli ed ecco che, nella seconda metà del XIV secolo, le ridotte dimensioni della Chiesa si rivelano insufficienti e, vista l’ottima posizione centrale, si decide di demolire il vecchio edificio e costruirne sul sito uno nuovo e più ampio. Nel corso della costruzione vengono abbattute le case limitrofe e, narra la tradizione, viene chiusa la strada che correva parallela da ponente a levante a mare dell’edificio, dando cosi origine a due strade chiuse, le odierne Via Monte Frumentario e Via Giobatta Chiappe conosciute rispettivamente con i nomi di “caruggettu seron” (stradina chiusa) e  di “caruggiu guersu” (stradina guercia, con un occhio solo).

Immacolata

Il 12 giugno del 1384 Monsignor Filippo de Ardizzoni, con licenza del Vescovo diocesano Monsignor Eriberto Fieschi, consacrava la nuova Parrocchiale, riscostruita sulla vecchia e già allora dedicata a San Nicolò Vescovo di Mira.

La struttura e le dimensioni corrispondono a quelle odierne; la copertura, che in origine era in legno a vista, verso i primi del XVII secolo venne rifatta a volta in muratura.

Questa Chiesa servì da parrocchiale fino al 1791, quando venne finalmente adempiuto il voto di costruire un nuovo e più ampio tempio dedicato a San Nicolò. In quel periodo, la Chiesa venne prima trascurata e poi abbandonata: tutti gli arredi interni, dalle tele alle icone e persino le due campane, vennero trasferite nella nuova parrocchiale.

I Pietresi, tuttavia, hanno a cuore la sorte dell’antico edificio per molti motivi.

Nel 1525 era avvenuto il miracolo della liberazione dalla peste. Nel 1550 aveva predicato, durante la Quaresima, il domenicano padre Michele Ghisleri, eletto in seguito Papa con il nome di Pio V e santificato nel 1712. Nel Maggio del 1625 le donne pietresi, mentre fervevano i combattimenti, si erano ritirate a pregare San Nicolò nel corso del fallito assedio ad opera dalle truppe dei Savoia. Per queste ragioni, dopo molte discussioni, nel novembre del 1796 la Chiesa viene concessa come Oratorio alla più antica Confraternita dei Disciplinanti, detti bianchi, i quali l’anno prima, avevano avuto il loro antico Oratorio della Concezione, completamente distrutto dai soldati francesi.

Ma le disposizioni della nuova Repubblica Democratica Ligure nel 1797, impongono la chiusura di tutti gli edifici religiosi non parrocchiali, pertanto la Chiesa viene chiusa al culto, usata come dormitorio alle truppe di passaggio, trasformata in magazzino per il sale e successivamente come sala per il reclutamento e sede del Consiglio di disciplina. Addirittura, in una delibera del 1801, viene chiesto di murarne le porte per evitare che continui ad essere un “sito di cloaca, dove si gettano le immondizie”.

Finalmente, nell’aprile del 1814, spentosi l’astro napoleonico, la Confraternita dei bianchi riprende ad officiare nell’antico edificio che i confratelli riescono a restaurare completamente, ricostruendo quanto negli anni passati era stato distrutto.

L'altare della vecchia chiesa prima della trasformazione in auditorium (Foto del 1960)

L’altare della vecchia chiesa prima della trasformazione in auditorium (Foto del 1960)

Vengono operate varie trasformazioni e ristrutturazioni: viene ricostruito il frontone dell’altare maggiore; nel 1844 si costruisce l’orchestra sopra cui viene installato un nuovo organo a canne; vengono fatte scolpire le statue della Concezione e dell’Addolorata. E dopo il terremoto del 1877 tutta la struttura, unitamente al campanile, viene rinforzata con numerose chiavi e restaurata completamente nella muratura.

All’interno, continua a funzionare la Confraternita e fervono i restauri, fino al 1954 quando le autorità religiose dispongono la sospensione delle Messe festive. La vitalità dell’Oratorio lentamente si spegne, per arrivare all’estinzione della Confraternita dei Disciplinanti intorno al 1967.

Pulpito e organo negli anni 1960.

Pulpito e organo negli anni 1960.

Nel 1975 l’edificio viene restaurato per essere adibito ad Auditorium. Le principali modifiche sono: la demolizione e il restringimento della cantoria sopra il portone centrale con il trasferimento dell’organo nell’abside, la demolizione del pulpito in muratura, la demolizione dell’Altare maggiore, coro, balaustre

ed il trasferimento dell’Altare nella Cappella laterale di sinistra dei Basadonne dove l’8 di Luglio, il 2 Novembre e l’8 Dicembre veniva celebrata la S. Messa.

Attualmente la Chiesa è tornata ad essere utilizzata per usi liturgici e si cerca di riportarla agli antichi splendori.

L'Arte

Piazza La Pietra e facciata della Chiesa Madre
Piazza La Pietra e facciata della Chiesa Madre

 

 

 

Esterno

Nel 1863, il Prevosto Don Giovanni Bado affidò l’incarico di completamento della nuova parrocchiale, con la realizzazione del secondo campanile a mare e della facciata, al capomastro Giuseppe Giobellini. A questo lavoro aspirava anche il concittadino capomastro Giovanni Bonfante. Tra i due artigiani esisteva da tempo un contrasto per cui il Bonfante, per ripicca, si offrì di realizzare per una cifra relativamente bassa, la nuova facciata della Chiesa vecchia. La facciata, in stile barocco, al posto di quella originale romanica, come appare dal quadro del 1525, venne portata a termine nel 1870. Sulla facciata oltre agli affreschi raffiguranti S. Nicolò e l’Immacolata sono murate tre lapidi.  In quella centrale si ricorda la data di consacrazione della  chiesa, restaurata e ingrandita, mentre in quelle laterali vengono commemorati alcuni fatti importanti accaduti nella Chiesa e  gli interventi miracolosi di S. Nicolò in difesa di Pietra Ligure.

 

Interno

Dalla caratteristica Piazza Vecchia, tramite tre portali in pietra, si accede al tempio.  L’interno è suddiviso in tre navate coperte con volte sorretta da quattro colonne in pietra arenaria di Verezzi – con base e capitello in stile dorico, alte 6 metri e mezzo – e due grandi pilastri.

Sulla volta della navata centrale, più elevata rispetto alle laterali, figura l’affresco dipinto dal genovese Luigi Sacco nel 1870 in cui è raffigurato San Nicolò sopra le nubi con due angeli ai piedi, a cui fa da sfondo la torre campanaria con la campana che annunciò la fine del morbo nel 1525.
Sopra l’ingresso centrale, per mezzo di una scala a chiocciola recuperata in parte dal pulpito, si accede all’orchestra che anticamente ospitava l’organo, ridimensionata con gli originali portelli. Al centro del presbiterio troneggia l’organo a canne del 1844, opera della rinomata fabbrica Agati-Nicomede.

Particolare dell'antica statua di S.Nicolò

Particolare dell’antica statua di S.Nicolò

Tra la porta centrale  e la porta laterale di destra è ancora visibile un antico affresco rappresentante S. Sebastiano.  Alcuni storici pietresi sostengono che S. Sebastiano, unitamente a S. Nicolò sia stato l’antico contitolare della primitiva parrocchiale.

All’inizio della navata di destra in alto una nicchia ospita la più antica statua processionale di San Nicolò, di fronte alla quale, un tempo, s’inginocchiò  il Podestà. Si tratta di una scultura genovese risalente alla fine del 500.

Il fondo della navata ospita il frontone di un altare dedicato a San Domenico e Santa Chiara, la cui tela, restaurata nel 2012, proviene dalla Chiesa dell’Annunziata.

A destra dell’altare scendono le funi delle due antiche campane fuse nel 1505.

Sul muro di destra viene conservato il Crocefisso processionale attribuito alla bottega del genovese Bernardo Schiaffino, probabile opera di Pellegro Olivari. Sul muro laterale figurano ancora le nicchie che anticamente ospitavano altri tre altari. In esse si trovano i quadri di San Nicolò e di San Luigi Gonzaga.

Nella navata di sinistra troviamo la statua lignea processionale dell’Immacolata Concezione  accanto ad un Crocefisso “vivo”, di ignota attribuzione. 

Nel frontone della navata si trova un altare dedicato anticamente al Santissimo Sacramento nella cui tela è raffigurata l‘Ultima Cena, unica tela superstite dell’antica Chiesa parrocchiale recentemente restaurata.

altare (2)

Altare della cappella dei Basadonne

A levante si ammira la grande Cappella della nobile famiglia Basadonne, cinta dalle antiche balaustre chiuse da cancello in ferro in cui spicca lo stemma comunale.

Al centro la mensa in marmo dell’altare maggiore del 1672, dietro questa due grandi angeli in marmo (provenienti dall’altare maggiore della nuova parrocchiale) incorniciano il tabernacolo (proveniente dalla Cappella dell’Addolorata sempre della nuova parrocchiale). Sullo sfondo, il quadro del Crocefisso donato nel XIX sec. dalla famiglia Rembado e appena restaurato.
Sul lato sinistro, la grande tela della Concezione titolare della Confraternita dei Disciplinanti recentemente restaurata e, di fronte, l’ovale della Madonna del Buon Consiglio della famiglia Basadonne, che nel 1644 fece costruire questa cappella dedicandola a San Giuseppe.
Il grande pilastro destro della navata centrale ospitava il pulpito in muratura sorretto da una colonna in marmo dal quale, come è scritto in una targa marmorea, predicò padre Michele Ghisleri, futuro Papa Pio V, rappresentato in una tela che possiamo osservare nel pilastro di fronte.

Informazioni ulteriori e immagini della Chiesa dopo la restaurazione, si trovano al seguente link.