LE SCRITTE SULLE CAMPANE DELLA CHIESA VECCHIA

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LE SCRITTE SULLE CAMPANE DELLA CHIESA VECCHIA

Nel 1942 il prof. Silvio Accame fece una indagine sulle due campane della chiesa vecchia per scongiurarne la requisizione decisa dalle autorità fasciste che intendevano usare il bronzo per la costruzione di cannoni. Rifacendosi a quanto scritto da Don Vincenzo Bosio nella sua “Storia di Pietra”, studiò le scritte in rilevo a caratteri gotici e in parte le integrò e completò sia perché deteriorate sia per dar loro un senso logico. Si è ritenuto interessante approfondire il contenuto di queste frasi per cercare di comprenderne meglio la provenienza e il significato.
Sulla campana maggiore che misura cm. 76 di diametro e pesa circa 250 Kg. (nota Do4) il prof. Accame scrive che sono leggibili le seguenti due righe:

IHESUS MDV MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIE LIBERATIONEM
IHESUS TEMPORE DOMINI FRANCISCI FIALO CONSULIS QUONDAM MAGNIFICI NICOLAI GARIANI B. B. A. A.

All’interno di questa campana, che con il suo suono nel 1525 annunciò la fine della peste, c'è il segno di una mano che la tradizione attribuisce a San Nicolò.

Sulla campana minore che misura cm. 72 di diametro e pesa circa 200 Kg. (REb4) è presente la seguente scritta:

MDV - DE MENSE AUGUSTI TEMPORE BARTHOLOMEI BOENE ET ANTONII ANDREE

Da un controllo fotografico risulta che, pur avendo il medesimo significato, le scritte sulla campana maggiore non corrispondono in maniera perfetta a quanto scritto dal Prof. Accame.
Si segnalano di seguito alcune differenze riscontrate.
Il nome IHESUS non è scritto per intero ma, come si usava all’epoca, con la sigla IHS.
Vi si legge: SPONTANEA e non SPONTANEAM, HONORE e non HONOREM, SACTAM e non SANCTAM, Q e M e non le parole intere QUONDAM e MAGNIFICI.
Sono comunque differenze che non inficiano il significato delle frasi e sono dovute, come sostengono vari studiosi di campanologia, al fatto che gli artigiani fonditori non conoscevano il latino e spesso, pur essendo ottimi artigiani, erano analfabeti.

 

SIGNIFICATO DELLE SCRITTE

IHS = IESUS
S. Bernardino da Siena fu un predicatore instancabile che propagò la devozione al santo nome di Gesù facendo incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno che faceva baciare al popolo al termine delle prediche. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1444, si usò premettere queste lettere a quasi ogni riga impressa sulle campane, affinché ovunque si diffondesse il loro suono risuonasse anche il nome di Gesù.

MDV - DE MENSE AUGUSTI -
Furono fuse da artigiani provenienti probabilmente da Genova nel mese di agosto del 1505.
I nomi BARTOLOMEO BOENE E ANTONIO ANDREA (“B.B. A.A.)” dovevano essere o i loro nomi o i nomi dei Massari che ne ordinarono la fusione.
Solo le iniziali sono scritte sulla campana maggiore.
La fusione venne fatta alla base del campanile come si usava in quell’epoca e fino alla seconda metà del XVIII secolo a causa delle difficoltà del trasporto e della mancanza di strade.
Era CONSOLE della Comunità FRANCESCO FIALLO fu (Quondam) Magnifico (cioè illustre, grande personaggio) NICOLÒ GARIANI.

 

"MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIAE LIBERATIONEM"

L'iscrizione riproduce il testo scritto su una tavola o lapide deposta, secondo la leggenda, da un angelo presso la tomba di Sant'Agata a Catania, dopo il suo martirio avvenuto nel 251 durante la persecuzione di Decio, ad opera del Pretore Quinziano.
Si racconta che, quando il corpo di S. Agata fu sepolto, un giovane vestito di seta, con cento compagni, venne al sepolcro e adagiò nella tomba della martire, accanto al suo capo, una tavola con la scritta, intera, come sostengono alcuni o solo l'acronimo, come affermano altri. L’anno successivo al suo martirio ci fu una violenta eruzione dell’Etna e i catanesi esposero quanto riportato sulla sopraddetta tavola su un'asta, a modo di gonfalone, chiedendo l’intervento della Santa per fermare la lava e vennero esauditi. Da allora Sant’Agata è la patrona di Catania e di tutta la Sicilia ed è invocata per prevenire danni provocati da incendi, fulmini e vulcani.

La cosidetta “TAVOLA DELL’ANGELO” venne trasportata da Catania a Cremona nel 568 ed ivi è tuttora conservata nella Chiesa di S. Agata e protetta da una teca settecentesca. In tanti secoli non è mai stata aperta e non se ne conosce il contenuto.

L’acronimo MSSHDEPL è stato interpretato nel corso dei primi secoli in molteplici modi.

Per qualcuno potrebbe essere l'ultima riga di un titolo sepolcrale romano e significare:

"Monumenti Sive Sepulcrum Heres Devotus Erexit Patrono Libertus"
Un liberto (cioè uno schiavo reso libero) riconoscente erede eresse al suo patrono (colui che lo aveva liberato) questo monumento sepolcrale

Per altri, sulla base del dizionario delle epigrafi latine, la sigla significherebbe:

"Martyr Supra Scriptus Hic Depositus Laudabilis"
Il Martire sopra scritto (in questo caso AGATA) qui sepolto (è) degno di onore

e costituirebbe la certificazione o attestazione di martirio e l’autorizzazione al culto. L'angelo vestito di bianco che avrebbe deposto la tavoletta potrebbe essere l’inviato del vescovo di Siracusa.

La tradizione interpreta la scritta come l’acronimo della seguente frase riportata sulla statua processionale di S. Agata a Catania:

"MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIAE LIBERATIONEM"

In questo modo fu spiegata dal patriarca di Costantinopoli Metodio di Siracusa, siciliano, che la commentò in un "enkomion" proferito tra l’843 e l’847 in una chiesa consacrata alla Santa, nella Capitale dell'Impero.
La popolarità della formula fu subito notevole, ben prima che fosse diffusa nel XIII sec. dalla "Legenda aurea" di Iacopo da Varagine e dallo "Speculum Historiale" di Vincent de Beauvais.

Da "LEGENDA AUREA" di Iacopo da Varagine Arcivescovo di Genova Agata, Vergine di animo nobile, dal corpo bellissimo, nella città di Catania sempre adorava Dio con perfetta virtù. E dopo (la sua morte) così è scritto in una tabella (portata)
da un Angelo posta nel suo sepolcro: EBBE UNA MENTE SANTA, SI COMPORTÒ IN MODO GENEROSO, DIEDE ONORE DI DIO E FU LIBERATRICE DELLA PATRIA

 

La si ritrova, infatti, citata nella corrispondenza tra Eloisa e il filosofo Pietro Abelardo, tra il 1117 ed il 1119 e su un affresco del 1192 in cui è rappresentata la visita di Santa Lucia al sepolcro di S. Agata conservato nella chiesa di Santa Lucia di Melfi.

Nell’”ACTA SANCTORUM” dei Padri Bollandisti (1658), un’enciclopedia medioevale in cui si raccolgono in maniera critica le notizie di tutti i santi allora conosciuti, si descrive questa epigrafe e si parte da questa per giustificare il motivo del fatto che Santa Agata fosse patrona di Catania.

ACTA SANCTORUM
(02 FEBRUARII TOMO I Pag. 623)
Avendo udito ciò il popolo con grande zelo accorse al carcere e con grandezza d'animo collocò in un luogo sicuro le reliquie dei Martiri.            Nel mentre un giovane, sconosciuto a tutti gli abitanti di Catania, accompagnato da fanciulli ornati in modo splendido, recandosi al luogo dove erano state poste le sante reliquie, vi pose una tavola marmorea che aveva
portata con sè scrivendo su di essa questo: "MENS SANCTA, SPONTANEUS HONOR DEI, ET PATRAE LIBERATIO".
Deposta questa tavola dentro (il sepolcro) presso la testa della Santa, sigillata la cassa, si allontanò e in seguito non fu più visto in alcun luogo: per cui si avanzò la supposizione che fosse l'Angelo della Martire.

Altre ulteriori testimonianze di questa interpretazione sono il fatto che la liturgia si servì della frase come antifona al "Benedictus" dell'ufficio di Sant'Agata.

Odone vescovo di Tuscolo (1190-1273) in un suo sermone tutto improntato sul commento all'epigrafe, afferma che il testo è misterioso e che, per comprenderlo pienamente, sarebbe necessario completarlo aggiungendo due verbi ed un pronome: "Haec habuit" (ella ebbe) davanti a "mentem'' e "dedit" (diede) davanti a "honorem".

La frase dovrebbe quindi essere:
Haec habuit mentem sanctam, spontaneam et dedit honorem Deo, et patriae liberationem
(Ella (la Santa) ebbe mente santa, sincera, diede onore a Dio e libertà alla patria)
E la traduzione è quindi simile a quella data da Jacopo da Varagine, come scritto sopra.

Di questa formula si è servita la liturgia cattolica per la composizione di svariate preghiere rivolte a Sant’Agata, e specialmente per la formula di benedizione di piccoli bigliettini propiziatori contro i venti, le tempeste e gli incendi, sui quali si scriveva:

"Mentem sanctam+spontaneam+honorem+Deo+et patriae liberationem.
Ignis a laesura protege nos, Agatha pia".
(dai danni del fuoco proteggici, o Agata pia)

Interessante notare inoltre che l’acronimo MSSHDEPL con l’aggiunta di vocali come fecero i Masoreti per la Bibbia, in ebraico antico, da origine alla frase: MASHSH HED PEL il cui significato è:
SENTIRE L'ECO (inteso come VIBRAZIONE) PER METTERE FINE.

Anche da questo potrebbe derivare il motivo esoterico e propiziatorio per cui questa scritta veniva incisa sulle antiche campane: la vibrazione (il suono) udita in lontananza metta fine (protegga) ai mali (soprattutto agli incendi).

Era anche credenza popolare che il suono dei sacri bronzi scongiurasse le potenze dell'aria e la Chiesa confermava questa idea nella formula usata per la loro benedizione:

"Per le tue melodie ogni tentativo del nemico sia distrutto, e con essi le devastazioni della grandine, le violenze dei turbini, l'impetuosità delle tempeste: il soffio dei venti sia addolcito e temperato e la forza del vostro braccio atterri le potenze dell'aria; al tuo suono tutti gli spiriti delle tenebre tremino e siano posti in fuga".

(Pic, Vescovo di Poitier, Priére et cérémonies pour la benediction des cloches, Chartres 1846)

È inoltre riportato nei libri di magia che queste parole, venivano impiegate, nel Medioevo, come formula magico- esoterica, PER DIFENDERSI DAI FULMINI E DAL FUOCO.

Sta di fatto che dall’inizio del XII secolo questa frase detta “EPITAFFIO DI SANT’AGATA” fu riportata su moltissime campane delle Chiese dell’Europa meridionale, a volte assieme ad altre aforismi (Deus homo factus est - Christus rex venit in pace - Defende nos in tempestate - A fulgure et tempestate libera nos Domine) e diventò il talismano e la formula di petizione e scongiuro più usata: come Sant'Agata, invocata con questa formula contro il pericolo delle eruzioni dell'Etna, nel corso dei secoli salvò più volte Catania, così parve ovvio usare le stesse parole per scongiurare gli incendi e i fulmini del cielo.

In Italia la prima campana ancora esistente che riporta l'epitaffio è quella di Atri (in provincia di Teramo, negli Abruzzi) del 1202, seguita dalla campana di Ravenna, ugualmente molto antica (1208), e da quelle di Livorno (1221), di Calbi (Arezzo, 1235), poi da quella di Assisi (1239).

Sono oltre ottanta le campane in Italia e una sessantina quelle di altri paesi mediterranei (Spagna, Marocco, Francia e Svizzera) fuse dal XIII al XVII secolo ancora presenti sui campanili, con incisa questa iscrizione.

 

Questa ricerca non vuole essere uno studio esaustivo, bensì un aiuto per comprendere meglio quanto scritto sulle “Campane della Chiesa vecchia” di Pietra Ligure.

Gianni Cenere

Luglio 2023 - Notizie ricavate da:
-“MEMORIE ANTICHE E MODERNE DI PIETRA LIGURE” di D. Vincenzo Bosio
-“PIETRA LIGURE… CONFRATERNITE E ORATORI” di Alessandro Marinelli
- “ACTA SANCTORUM -02 FEBRUARII TOMO 1” (Sant’Agata) Societè des _Bollandistes (1658)
-“Epitaffio di S. Agata” del dott. Enzo Pio Pignatiello
-Iconografia e epigrafi del forum CAMPANE D'ITALIA
-Gli Agathazettel e il rito del fuoco di Biagio Gamba
-“PREGHIERE MAGICHE” (Samael Aun Weor - Para defenderse de los Rayos y del Fuego
-“Sources des inscriptions médiévales” - Robert Favreau)

 
(Articolo riportato su: "Altre pubblicazioni/LE CAMPANE DI PIETRA", di questo sito)
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